
Il 28 giugno su
Repubblica.it è stato pubblicato un
interessante articolo firmato da
Flamina Festuccia. Il pezzo parla di come a volte le infrastrutture tecnologiche, in particolar modo di
internet, possano essere fattori determinanti per abbattere il digital divide e sconfiggere i drammi che affliggono l'umanità, come la fame del mondo.
La Festuccia racconta nel suo pezzo del
Movimento per la lotta del Fame nel Mondo, attivo in Africa da molti anni a
sostegno delle popolazioni più povere.
La cosa importante è che l'aiuto dato da questa associazione non passa solamente attraverso
sostentamento materiale, bensì anche tramite una
divulgazione tecnolgica di lungo periodo basata sull'introduzione delle tecnologie all'interno della vita delle persone.
L'organizzazione si avvale di una collaborazione con il
centro Metid del Politecnico di Milano, che si è reso disponibile per portare la connessione a internet anche in zone rurali e isolate.
Gli organizzatori hanno l'intento di fornire un
collegamento Web alle scuole, che in quei luoghi raccolgono parecchi studenti e professori provenienti da territori molto ampi.
In questo modo il momento dell'istruzione diviene fondamentale per iniziare a creare una
cultura tecnologica nei giovani che potranno crescere imparando ad usare gli
strumenti di comunicazione.
L'arrivo della tecnologia in queste zone, tuttavia, non è passa solo attraverso le scuole. Essa può essere utile per dare un'opportunità in più per creare
attività economiche in grado di dare lavoro a molte persone. E' il caso degli
internet point che consentono a chi lo desidera di potersi collegare in rete durante il giorno.
All'interno dell'
articolo di
Repubblica.it è presente l'intervista a
Stefano Scotti, responsabile dei progetti di cooperazione allo sviluppo del
Metid, vive in Ruanda, e da lì segue le iniziative sviluppate in collaborazione con il Mlfm.
La riportiamo integralmente.
Come sono i rapporti con le autorità locali?
"I nostri progetti non sono fortemente legati alle autorità. Di solito ci appoggiamo a delle controparti locali, reti religiose già inserite nel paese attraverso progetti educativi. Ma bisogna comunque tener presente una serie di regole dei Paesi in cui operiamo, che spesso ostacolano le comunicazioni".
C'è molto controllo in questo senso?
"In Etiopia, ad esempio, non abbiamo potuto installare l'antenna VSAT perché in quel Paese la connessione ad Internet può essere fornita solo dall'azienda di Stato, è evidente la volontà di volerne controllare l'utilizzo".
Avete mai avuto problemi?
"Il Ruanda è molto severo in materia, e prevede che tutti gli utilizzi delle telecomunicazioni abbiano una costosa e regolare licenza. E in Etiopia per sdoganare i PC per una scuola primaria abbiamo dovuto pagare 3000 euro di tasse di importazione. Le autorità doganali avevano promesso di restituirci tutto l'importo dopo il riconoscimento del progetto da parte del Governo. A riconoscimento avvenuto, non abbiamo mai visto un soldo indietro".
Le comunità locali come vivono l'arrivo di computer e connessione a internet?
"Di norma c'è molto entusiasmo soprattutto tra i giovani. Quando rientro la sera a casa, so che il laboratorio di Muhura è in funzione. Allora sbircio verso i locali e vedo sciami di studenti attorno i PC. Magari raccolgono tutti insieme i 200 franchi ruandesi (25 centesimi di euro) per un'ora di connessione e, guidati dal più esperto, navigano su internet. E sono contento di vedere come abbiamo cambiato le loro serate - e anche la loro vita - con questo lab".
Non avete mai incontrato resistenze?
"Resistenze non ce ne sono mai state, ma non lo dico per esaltare il progetto. In Africa è facile incontrare delle resistenze, ma questo succede quando invadi delle proprietà private o cose del genere. Basta fare attenzione a questi dettagli pratici, perché per il resto la risposta alle novità tecnologiche è sempre entusiasta e positiva".
(28 giugno 2009)
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