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Sul Crocifisso a scuola

Venerdì, 06 Novembre 2009
Il Crocifisso nelle scuole

Ho lungamente insegnato in una scuola nelle cui aule il Crocifisso non c’era. Non ho mai domandato perché, né ho mai fatto richiesta perché vi fosse messo. Tra l’altro dubito che l’affissione sia mai stata obbligatoria in senso stretto. So che la mia scuola vantava, in senso intellettuale, una posizione strettamente laica e largamente illuminata. Era, in quegli anni, una bella scuola.
A volte ho sognato, invece, una situazione logistica simile a quella delle scuole non italiane in cui ogni professore ha la sua aula e sono i ragazzi a spostarsi. In Italia non sarebbe possibile: il piano orario degli istituti è obbligatorio e rigidamente fissato, le aule sarebbero insufficienti e ci sarebbero classi intere scalpitanti che sciamano ad ogni cambio di lezione invadendo quei corridoi che si vorrebbero quieti ed esteriormente ordinati. Naturalmente la cosa non mi turberebbe più di tanto, ma so benissimo che non è così per tutti.
Ho desiderato un’aula tutta per me perché, presuntuosamente, mi avrebbe assomigliato e avrei voluto dare ai miei ragazzi non solo il mio lavoro, ma anche l’impressione di quanto diverso sia uno spazio dedicato allo studio letterario da un altro, pur straordinario, qualsiasi.
Certo l'aula tutta per me sarebbe stato anche utile. Avrei potuto evitare di arrivare a scuola carica di libri e pacchi di compiti, di quotidiani e giornali, ci avrei messo un impianto hi-fi (anche a mie spese, lo avrei acquistato all’usato) e uno schermo televisivo, dvd e cd; avrei riempito le pareti di stampe e poster, avrei messo oggetti pensati per comunicare coi libri: una lampada da tavolo, penne, matite, fogli per appunti, memo, avrei conservato i biglietti delle tante visite guidate alle mostre, alle visite di studio, i nostri appunti e progetti. Insomma avrei messo tanto di tutto ciò che un letterato appassionato e un po' caotico accumula intorno a sé.
Ma non so se, nell'aula, avrei messo il crocifisso.
Ieri ho sentito in tv due politici di idee opposte che rispondevano sulla questione (io trovo le domande dei giornalisti spesso violente, e le risposte adeguate).
La domanda era: “A lei disturba il Crocifisso?”
La risposta del primo, dichiaratosi praticante, è stata: “A me no! Anzi io ne ho messo uno grande nel mio studio, proprio davanti alla mia scrivania, così nei momenti difficili ci guardiamo negli occhi!”.
Ho pensato: “Lo guardi negli occhi? Sono affari tuoi! Quale politico può essere così adamantino e puro da poter guardar da pari a pari un Crocifisso che, pur se solo un simbolo materiale, sgomenta il potente con la forza anche solo evocata della vittima che non si sottrae, che affronta la morte per amore di tutti?”
Il secondo mi è sembrato più a disagio (si era poco prima dichiarato credente valdese), e poi ha risposto laconico :”Non più di tanto”
Ho pensato: “Non vorrei educare nessuno a rispondere così!”
C’è chi dice che la bestemmia sia anch’essa un atto di colui che cerca Dio; io cerco di capire chi bestemmia, ma non capisco l’esibizione nel nome di Dio nè l’indifferenza pilatesca.
Per cui confermo: non c’era il Crocifisso nella mia scuola, non l’ho chiesto, e probabilmente non lo avrei chiesto nemmeno in quell’aula tutta dei miei desideri.
Il perché è difficile da dire: ho lavorato con i ragazzi cercando di far crescere in loro il rispetto per la conoscenza e far maturare il giudizio critico. Ho lavorato cercando di insegnare che si studia per crescere e capire, non solo per avere un voto. Insomma Pedagogia e Didattica sono definizioni più che sufficienti per definire quello che ho fatto insieme a tantissimi colleghi. Non mi sarei sentita all’altezza della predicazione della fede che, mi avventuro a dire, avrei voluto testimoniare senza enfasi, e non so se ci sia riuscita.
Credo che Cristo abbia insegnato cose ben più importanti di queste mie particelle di scuola, e credo che ci abbia chiesto di testimoniarlo e non di esibirlo come la maglia o la bandiera.
Tuttavia sono contrariata e offesa non solo e non tanto dalla sentenza di Strasburgo, che vorrebbe imporre, quanto dal fatto che i ricorrenti hanno addotto a motivo l’educazione dei loro figli e, con coerenza rapace, hanno chiesto ed ottenuto 5000 euro. Sto parlando di cose serie per cui non involgarisco di più questo discorso.
Torno e concludo sulla scuola. Qualunque argomento pro o contro dovrebbe essere esposto con ragionevole rispetto.
Probabilmente ancora una volta il Crocifisso sarà esibito o schernito.
Molto molto sommessamente vorrei dire, e spero di non offendere la sensibilità di nessuno, che invece il Crocifisso è solo il segno, ma un segno davanti al quale, forse anche se non si crede, si prega, o si dovrebbe pregare, per gli altri.



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mariaserena

PROF(essione) INSEGNANTE - CIRCOLI VIRTUOSI DI COMUNICAZIONE

Proprio in queste ore la politica è stata richiamata ad abbassare i toni, ma non lo fa. Da quando il chiasso e la gazzarra fanno più audience della comunicazione riflessiva e pacatamente argomentata siamo tutti chiamati a fare il ruolo della plebe arringata dal tribuno di turno. Ma non è detto che anche noi dobbiamo accettare di essere solo comparse in azione telecomandata.
Il modo della scuola potrebbe invece uscire dalle Sale insegnanti e dai Consigli di Classe con un proprio modello di comuni… Continua

Postato il 16 dicembre 2009 alle 22:00 —

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Sul Crocifisso nelle Scuole

Venerdì, 06 Novembre 2009
Il Crocifisso nelle scuole

Ho lungamente insegnato in una scuola nelle cui aule il Crocifisso non c’era. Non ho mai domandato perché, né ho mai fatto richiesta perché vi fosse messo. Tra l’altro dubito che l’affissione sia mai stata obbligatoria in senso stretto. So che la mia scuola vantava, in senso intellettuale, una posizione strettamente laica e largamente illuminata. Era, in quegli anni, una bella scuola.
A volte ho sognato, invece, una situazione logistica simil… Continua

Postato il 8 Novembre 2009 alle 15:31 —

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IL POTERE AL TRAMONTO

NOTA DELLE NOTE - Il potere al tramonto.

Avevo deciso di non dir nulla sul caso Marrazzo.
Al lancio della notizia avevo pensato subito che errare è umano.
Che anche degradarsi un po’ e mentire è umano.
Che la tentazione verso esperienze per dir così trasgressive è anch’essa umana.
Che tutti siamo umani, anche i politici e i governatori (che nome pomposo, no?)
E quindi non volevo assolutamente rilanciare, per quanto piccola possa essere la mia ostinata partecipazione al mondo della comunicazione… Continua

Postato il 27 Ottobre 2009 alle 2:11 —

mariaserena

Augias e Antinucci attaccano il web 2.0. La risposta del Net.Futurismo.

Invito tutti gli internauti a seguire la risposta del Net-futurismo:
Analisi tragi-comica dell’ennesima prova di cialtroneria televisiva

CORRADO AUGIAS E FRANCESCO ANTINUCCI
presentano
Il web come lo vedono due uomini di un altro mondo
(tutte le informazioni sono controllate, garantite e certificate da Laterza e da RaiTv)



Questa è la storia di una trasmissione televisiva.
Una trasmissione realmente andata in onda il 23 ottobre dell’anno 2009 su Rai Tre.
Una trasmissione intitola… Continua

Postato il 27 Ottobre 2009 alle 1:18 —

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